Le fabbriche salvate dagli operai

di e.c.

di Elvira Corona (editoriale pubblicato su Sardegna 24)

Occupare, resistere produrre. Che sia questa la strada maestra anche per i lavoratori dell’Alcoa di Portovesme? Ultima del lungo e triste elenco di aziende a chiudere in Sardegna, col destino già segnato da tempo, senza dimenticare le  vertenze Vylnis, Arbatax, i pastori, o la chiusura di Algida/ Unilever di pochi anni fa. Chiusure decise non tanto per i bilanci negativi delle aziende quanto per avere più profitti delocalizzando la produzione e sfruttare manodopera a basso costo. Libero mercato selvaggio e concorrenza o solidarietà e cooperazione? A vedere l’esempio che arriva dall’altro emisfero, e più precisamente dall’Argentina (se ne è parlato anche nell’ultima puntata de L’infedele di Gad Lerner nel servizio di MIchele Cavallaro), la seconda opzione è quella che ha dato risultati migliori e inaspettati.

Si tratta delle ERT acronimo di Empresas  Recuperadas por sus Trabajadores , ossia imprese recuperate dagli stessi lavoratori che affrontarono in maniera alternativa la crisi economicadel 2001 nel paese del Cono Sur. Sicuramente una delle più difficili, frutto di una svolta estremamente liberista iniziata già all’epoca della dittatura ’76-’83 e accentuata durante la presidenza di Carlos Saùl Menem durante tutto il decennio ’90. Uno dei risultati più drammatici fu la chiusura o la svendita di numerose imprese che non riuscivano a reggere la concorrenza internazionale. In risposta alla crisi però, furono moltissimi i casi di autogestione organizzata dagli stessi lavoratori. Si contano oltre 200 casi di imprese che ad oggi, sono riuscite a superare la crisi e a mantenere le imprese concorrenziali sul mercato. A fine 2001 erano in tanti a sostenere che l’esperimento delle imprese recuperate dai propri lavoratori sarebbe durato poco. E si sbagliavano. A ormai dieci anni dalla grande crisi del paese sudamericano l’autogestione in Argentina si rivela un fenomeno stabile, anzi in aumento. In realtà, queste esperienze – alcune delle quali iniziate già prima della crisi – non solo sono sopravvissute ma si sono estese ed evolute a forme di autogestione partecipata, e sempre più spesso varcano i confini del lavoro in fabbrica. L’ultimo lavoro completo sull’argomento condotto dall’Università di Buenos Aires ha contato 205 ERT che impiegano 9.362 lavoratori. Nel 2004 le imprese totali erano 161, mentre 6.900 erano i lavoratori impiegati. Ma quello che forse più di altri fattori rende l’esperienza delle ERT un’esperienza unica è il rapporto e le relazioni che queste hanno intessuto con il resto della comunità. Oltre ad aver usufruito di un rapporto di fiducia da parte dei fornitori nei momenti più difficili del recupero, hanno potuto contare con la solidarietà di moltissime fasce della società. Ora che i momenti più critici sono passati i forti legami sono rimasti, e forse questo è quello che manca in Sardegna. Ognuno pensa di essere solo, e se non si trova nella situazione disperata come quella dei lavoratori Alcoa pensa che a lui non toccherà mai un destino simile. In Argentina no. Come hanno raccontato gli operai intervistati per il mio reportage, tutti avevano capito che prima o poi poteva toccare anche a loro. Il risultato inaspettato e il successo delle imprese recuperate si deve infatti anche grazie all’enorme rete che questi lavoratori hanno saputo creare,  condividendo le esperienze che sono servite per aiutare altri lavoratori che si trovavano a vivere le stesse situazioni, ma anche grazie alla grande solidarietà dimostrata dalla società civile che ne ha legittimato le lotte.
Elvira Corona
(autrice di “Lavorare senza padroni”, EMI)

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