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	<title>elvira corona</title>
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		<title>Social Forum Mondiale: un altro mondo è necessario</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 19:21:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Elvira Corona (pubblicato su Unimondo) Crisi capitalista, giustizia sociale e ambientale. All’insegna di questi temi si aprirà il prossimo 24 gennaio il Social Forum Mondiale, edizione numero dodici. Ancora una volta nella storica città brasiliana di Porto Alegre. Nato nel 2001 sotto lo slogan un altro mondo è possibile oggi più che mai potrebbe [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=elviracorona.wordpress.com&amp;blog=4079480&amp;post=1285&amp;subd=elviracorona&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p><em>di Elvira Corona (pubblicato su<a href="http://www.unimondo.org/Notizie/Social-Forum-Mondiale-un-altro-mondo-e-necessario" target="_blank"> Unimondo</a>)</em></p>
<p><a href="http://elviracorona.files.wordpress.com/2012/01/social-forum-mondiale-un-altro-mondo-e-necessario_medium.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1286" title="Social-Forum-Mondiale-un-altro-mondo-e-necessario_medium" src="http://elviracorona.files.wordpress.com/2012/01/social-forum-mondiale-un-altro-mondo-e-necessario_medium.jpg" alt="" width="200" height="151" /></a>Crisi capitalista, giustizia sociale e ambientale. All’insegna di questi temi si aprirà il prossimo 24 gennaio il <a href="http://www.forumsocialmundial.org.br/index.php?cd_language=2&amp;id_men" target="_blank">Social Forum Mondiale,</a> <strong>edizione numero dodici</strong>. Ancora una volta nella storica città brasiliana di Porto Alegre. Nato nel 2001 sotto lo slogan <em>un altro mondo è possibile</em> oggi più che mai potrebbe tramutarsi in<em><strong>un altro mondo è necessario</strong></em><strong>.</strong> E i fermenti per un vero cambiamento ci sono tutti. L’anno appena passato ha presentato interessanti novità da più fronti, sia geografici che politici. Dalle <a href="http://www.unimondo.org/Notizie/Mondo-arabo-rivoluzioni-di-felicita" target="_blank">rivoluzioni arabe</a> nel nord Africa e Medio Oriente alle <a href="http://www.unimondo.org/Notizie/Indignados" target="_blank">manifestazioni degli Indignados</a> in Spagna e altre città europee passando per quelle di <a href="http://occupywallst.org/" target="_blank">Occupy Wall Street</a> iniziate a New York e allargatesi a varie città degli Stati Uniti. Malcontento che lo scorso <a href="http://www.unimondo.org/Notizie/15-ottobre-Almost-a-perfect-day" target="_blank">15 ottobre</a> ha riunito virtualmente le piazze di oltre 80 paesi del mondo in una manifestazione che potremmo definire glocale.<span id="more-1285"></span></p>
<p>Per tutta risposta alla grande crisi e alle istanze di quello che ormai viene definito <strong>il 99% della popolazione</strong>, i politici e governati di turno danno sempre la stessa ricetta: <strong>austerità, tagli, aumento delle tasse e dell’età pensionabile, flessibilità delle leggi sul lavoro, congelamento dei salari</strong>. Crisi che ormai appare chiaro essere una crisi di sistema, che mette al centro l’accumulazione privata e la crescita della ricchezza a tutti i costi a scapito di <strong>giustizia sociale, diritti umani, sociali ed ambientali</strong>.</p>
<p>Il prossimo Social Forum Mondiale potrebbe essere l’occasione giusta per mettere sul tavolo delle alternative percorribili. A partire dalle proteste, che per lo meno su un punto mettono d’accodo tutti. È necessario cambiare sistema. <strong>I problemi nascono poi quando si tratta di capire quale sia quello alternativo e percorribile, senza inutili demagogie o utopie</strong>. Questa rimane la grande sfida dei movimenti. Anche se fino ad ora l’incontro annuale non ha mai portato a una convergenza di opinioni, bisogna riconoscere che dopo <a href="http://www.globalissues.org/article/46/wto-protests-in-seattle-1999" target="_blank">le proteste del 1999 a Seattle</a> è stato un punto di riferimento importante per il dibattito e la condivisione di esperienze alternative. E se un altro mondo è possibile bisognerebbe approfittare del momento di crisi per trasformarlo in nuova opportunità. Parole che possono sembrare retoriche ma il momento storico è di quelli che non si verificano spesso. Opportunità da cogliere a partire dalla <strong>convergenza di tutte queste mobilitazioni</strong>, e dalla sincronizzazione di tutte le lotte per la giustizia sociale, la preservazione ambientale, del dialogo tra le forze sociali e politiche convinte che all’interno del sistema attuale non c’è possibilità di salvarsi.</p>
<p><strong>Al FSM di Porto Alegre 2012 gli oltre 400 riunioni</strong> e i dibattiti autogestiti verteranno su quattro macrotematiche principali: fondamenti etici e filosofici &#8211; diritti umani, popoli, territori e difesa della madre terra – produzione, distribuzione e consumo: accesso alla ricchezza, beni comuni, economie di transizione – soggetti politici, architettura del potere e democrazia. Tra i personaggi attesi hanno già confermato la loro presenza Boaventura de Sousa Santos, Emir Sader, Ignacio Ramonet, José Graziano e João Pedro Stédile, ma anche <strong>leader politici dei paesi latinoamericani che stanno attuando politiche progressiste</strong>, come i presidenti di Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay.</p>
<p>Si incontreranno a Porto Alegre anche il <a href="http://www.movimientos.org/madretierra/show_text.php3?key=20147" target="_blank">Vertice dei Popoli</a>, una rappresentanza di movimenti che porteranno poi le istanze in difesa dell’ambiente e della madre terra, all’incontro di <a href="http://www.uncsd2012.org/rio20/" target="_blank">Rio +20 , </a>che si terrà il prossimo giugno proprio a Rio de Janeiro <strong>a 20 anni dallo storico Summit della Terra</strong> voluto dalle Nazioni Unite del 1992. Incontro nel quale oltre a fare il punto della situazione dovrebbe spingere i paesi a prendere nuovi e seri impegni contro i <a href="http://www.unimondo.org/Guide/Ambiente/Cambiamento-climatico/%28desc%29/show" target="_blank">cambiamenti climatici </a>e la grande crisi ambientale, <strong>contro la distruzione degli ecosistemi, e biodiversità, e cambiare definitivamente le politiche basate sul modello estrattivista e senza preoccuparsi dell’impatto ambientale</strong>. Come <a href="http://www.alainet.org/active/52122" target="_blank">dice </a>il teologo, politico e scrittore brasiliano <a href="http://www.unimondo.org/Guide/Sviluppo/La-malattia-di-Lula-la-voce-del-Brasile-soffre" target="_blank">Frei Betto</a>: è necessario reinventare la convivenza umana, senza questo universo etico non c’è speranza che si costruisca un altro mondo possibile.</p>
<p><strong><em><a href="http://www.unimondo.org/content/search?SearchWhere=unimondo&amp;SubTreeArray=1867&amp;SearchText=elvira+corona" target="_blank">Elvira Corona</a></em></strong> (autrice di<a href="http://www.emi.it/schede/2034-3.html" target="_blank"> Lavorare senza padroni</a>, Emi edizioni)</p>
</div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/elviracorona.wordpress.com/1285/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/elviracorona.wordpress.com/1285/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/elviracorona.wordpress.com/1285/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/elviracorona.wordpress.com/1285/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/elviracorona.wordpress.com/1285/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/elviracorona.wordpress.com/1285/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/elviracorona.wordpress.com/1285/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/elviracorona.wordpress.com/1285/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/elviracorona.wordpress.com/1285/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/elviracorona.wordpress.com/1285/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/elviracorona.wordpress.com/1285/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/elviracorona.wordpress.com/1285/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/elviracorona.wordpress.com/1285/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/elviracorona.wordpress.com/1285/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=elviracorona.wordpress.com&amp;blog=4079480&amp;post=1285&amp;subd=elviracorona&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Le fabbriche salvate dagli operai</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 12:05:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Elvira Corona (editoriale pubblicato su Sardegna 24) Occupare, resistere produrre. Che sia questa la strada maestra anche per i lavoratori dell&#8217;Alcoa di Portovesme? Ultima del lungo e triste elenco di aziende a chiudere in Sardegna, col destino già segnato da tempo, senza dimenticare le  vertenze Vylnis, Arbatax, i pastori, o la chiusura di Algida/ [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=elviracorona.wordpress.com&amp;blog=4079480&amp;post=1278&amp;subd=elviracorona&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 align="JUSTIFY">di Elvira Corona (<a href="http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_82_20120118091033.pdf" target="_blank">editoriale</a> pubblicato su <a href="http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_82_20120118090410.pdf" target="_blank">Sardegna 24</a>)</h4>
<p><a href="http://elviracorona.files.wordpress.com/2012/01/logo_s24_header_interno.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1279" title="logo_S24_header_interno" src="http://elviracorona.files.wordpress.com/2012/01/logo_s24_header_interno.jpg" alt="" width="168" height="45" /></a>Occupare, resistere produrre. Che sia questa la strada maestra anche per i lavoratori dell&#8217;Alcoa di Portovesme? Ultima del lungo e triste elenco di aziende a chiudere in Sardegna, col destino già segnato da tempo, senza dimenticare le  vertenze Vylnis, Arbatax, i pastori, o la chiusura di Algida/ Unilever di pochi anni fa. Chiusure decise non tanto per i bilanci negativi delle aziende quanto per avere più profitti delocalizzando la produzione e sfruttare manodopera a basso costo. Libero mercato selvaggio e concorrenza o solidarietà e cooperazione? A vedere l&#8217;esempio che arriva dall&#8217;altro emisfero, e più precisamente dall&#8217;Argentina (se ne è parlato anche nell’ultima puntata de L’infedele di Gad Lerner nel servizio di MIchele Cavallaro), la seconda opzione è quella che ha dato risultati migliori e inaspettati. <span id="more-1278"></span></p>
<p>Si tratta delle ERT acronimo di Empresas  Recuperadas por sus Trabajadores , ossia imprese recuperate dagli stessi lavoratori che affrontarono in maniera alternativa la crisi economicadel 2001 nel paese del Cono Sur. Sicuramente una delle più difficili, frutto di una svolta estremamente liberista iniziata già all&#8217;epoca della dittatura &#8217;76-&#8217;83 e accentuata durante la presidenza di Carlos Saùl Menem durante tutto il decennio &#8217;90. Uno dei risultati più drammatici fu la chiusura o la svendita di numerose imprese che non riuscivano a reggere la concorrenza internazionale. In risposta alla crisi però, furono moltissimi i casi di autogestione organizzata dagli stessi lavoratori. Si contano oltre 200 casi di imprese che ad oggi, sono riuscite a superare la crisi e a mantenere le imprese concorrenziali sul mercato. A fine 2001 erano in tanti a sostenere che l&#8217;esperimento delle imprese recuperate dai propri lavoratori sarebbe durato poco. E si sbagliavano. A ormai dieci anni dalla grande crisi del paese sudamericano l&#8217;autogestione in Argentina si rivela un fenomeno stabile, anzi in aumento. In realtà, queste esperienze &#8211; alcune delle quali iniziate già prima della crisi &#8211; non solo sono sopravvissute ma si sono estese ed evolute a forme di autogestione partecipata, e sempre più spesso varcano i confini del lavoro in fabbrica. L&#8217;ultimo lavoro completo sull&#8217;argomento condotto dall&#8217;Università di Buenos Aires ha contato 205 ERT che impiegano 9.362 lavoratori. Nel 2004 le imprese totali erano 161, mentre 6.900 erano i lavoratori impiegati. Ma quello che forse più di altri fattori rende l&#8217;esperienza delle ERT un&#8217;esperienza unica è il rapporto e le relazioni che queste hanno intessuto con il resto della comunità. Oltre ad aver usufruito di un rapporto di fiducia da parte dei fornitori nei momenti più difficili del recupero, hanno potuto contare con la solidarietà di moltissime fasce della società. Ora che i momenti più critici sono passati i forti legami sono rimasti, e forse questo è quello che manca in Sardegna. Ognuno pensa di essere solo, e se non si trova nella situazione disperata come quella dei lavoratori Alcoa pensa che a lui non toccherà mai un destino simile. In Argentina no. Come hanno raccontato gli operai intervistati per il mio reportage, tutti avevano capito che prima o poi poteva toccare anche a loro. Il risultato inaspettato e il successo delle imprese recuperate si deve infatti anche grazie all&#8217;enorme rete che questi lavoratori hanno saputo creare,  condividendo le esperienze che sono servite per aiutare altri lavoratori che si trovavano a vivere le stesse situazioni, ma anche grazie alla grande solidarietà dimostrata dalla società civile che ne ha legittimato le lotte.<br />
Elvira Corona<br />
(autrice di “<a href="http://www.emi.it/schede/2034-3.html" target="_blank">Lavorare senza padroni</a>”, EMI)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/elviracorona.wordpress.com/1278/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/elviracorona.wordpress.com/1278/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/elviracorona.wordpress.com/1278/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/elviracorona.wordpress.com/1278/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/elviracorona.wordpress.com/1278/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/elviracorona.wordpress.com/1278/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/elviracorona.wordpress.com/1278/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/elviracorona.wordpress.com/1278/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/elviracorona.wordpress.com/1278/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/elviracorona.wordpress.com/1278/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/elviracorona.wordpress.com/1278/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/elviracorona.wordpress.com/1278/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/elviracorona.wordpress.com/1278/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/elviracorona.wordpress.com/1278/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=elviracorona.wordpress.com&amp;blog=4079480&amp;post=1278&amp;subd=elviracorona&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Lavorare senza padroni</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 15:23:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Servizio di Michele Cavallaro andato in onda il 16 gennaio 2012 a L&#8217;infedele<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=elviracorona.wordpress.com&amp;blog=4079480&amp;post=1275&amp;subd=elviracorona&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Servizio di Michele Cavallaro andato in onda il 16 gennaio 2012 a L&#8217;infedele</p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://elviracorona.wordpress.com/2012/01/16/lavorare-senza-padroni/"><img src="http://img.youtube.com/vi/8pc8BimAifI/2.jpg" alt="" /></a></span>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/elviracorona.wordpress.com/1275/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/elviracorona.wordpress.com/1275/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/elviracorona.wordpress.com/1275/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/elviracorona.wordpress.com/1275/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/elviracorona.wordpress.com/1275/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/elviracorona.wordpress.com/1275/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/elviracorona.wordpress.com/1275/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/elviracorona.wordpress.com/1275/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/elviracorona.wordpress.com/1275/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/elviracorona.wordpress.com/1275/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/elviracorona.wordpress.com/1275/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/elviracorona.wordpress.com/1275/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/elviracorona.wordpress.com/1275/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/elviracorona.wordpress.com/1275/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=elviracorona.wordpress.com&amp;blog=4079480&amp;post=1275&amp;subd=elviracorona&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>“Que se vayan todos”, l’Argentina dieci anni dopo il crac</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 11:10:23 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Lavorare senza padroni]]></category>

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		<description><![CDATA[di Elvira Corona (pubblicato su Unimondo) Sono già passati dieci anni da quando gli abitanti di Buenos Aires scesero in strada con in mano una pentola che agitavano e battevano come fosse un tamburo. Era quello che giornalisticamente fu nominato il cacerolazo, parte del fenomeno più ampio – che sempre i giornalisti chiamati a raccontare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=elviracorona.wordpress.com&amp;blog=4079480&amp;post=1267&amp;subd=elviracorona&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><em>di Elvira Corona (pubblicato su <a href="http://www.unimondo.org/Notizie/Que-se-vayan-todos-l-Argentina-dieci-anni-dopo-il-crac" target="_blank">Unimondo</a>)</em></h4>
<p><span style="color:#000000;"><a href="http://elviracorona.files.wordpress.com/2012/01/que-se-vayan-todos-l-argentina-dieci-anni-dopo-il-crac_medium.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1268" title="Que-se-vayan-todos-l-Argentina-dieci-anni-dopo-il-crac_medium" src="http://elviracorona.files.wordpress.com/2012/01/que-se-vayan-todos-l-argentina-dieci-anni-dopo-il-crac_medium.jpg" alt="" width="200" height="150" /></a>Sono già passati dieci anni da quando gli abitanti di Buenos Aires scesero in strada con in mano una pentola che agitavano e battevano come fosse un tamburo. Era quello che giornalisticamente fu nominato il </span><span style="color:#000000;"><em>cacerolaz</em></span><span style="color:#000000;">o, parte del fenomeno più ampio – che sempre i giornalisti chiamati a raccontare gli eventi hanno definito- l&#8217;</span><span style="color:#000000;"><em>Argentinazo.</em></span><span style="color:#000000;"> Siamo a pochi giorni dal Natale 2001, e il paese del Cono Sur è in una profonda crisi economica, finanziaria, politica e sociale, dovuta alle scelte scellerate di un governo neoliberista che &#8211; conclusasi la triste parentesi della dittatura &#8211; ha svenduto il paese ai privati, principalmente stranieri, seguendo tutte le ricette del </span><span style="color:#000080;"><span style="text-decoration:underline;"><a href="http://www.unimondo.org/Guide/Economia/Banca-mondiale-e-Fondo-monetario-Fmi/%28desc%29/show">Fondo Monetario Internazionale</a></span></span><span style="color:#000000;">. Tanto da guadagnarsi il plauso e l&#8217;appellativo di migliore alunno dall&#8217;istituzione finanziaria internazionale. <span id="more-1267"></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#000000;">Ma gli argentini non ci stanno, dopo anni di </span><span style="color:#000080;"><span style="text-decoration:underline;"><a href="http://www.unimondo.org/Notizie/Argentina-1976-1983-L-ora-della-giustizia">dittatura militare </a></span></span><span style="color:#000000;">che conta 30 mila desaparecidos &#8211; persone scomode al regime fatte letteralmente sparire &#8211; ora non è disponibile ad accettare passivamente la </span><span style="color:#000000;"><em>desaparicion</em></span><span style="color:#000000;"> economica &#8211; come l&#8217;hanno chiamata alcuni analisti &#8211; cioè la retrocessione a uno stato di povertà che rende invisibili non solo i bisogni delle persone, ma le persone stesse. Per questo la notte del 19 dicembre 2001 prima a Buenos Aires e poi in tutte le maggiori città e piccoli paesi dell&#8217;Argentina, la gente esausta, senza un&#8217;organizzazione nè un leader, scende in strada a protestare con lo slogan !Que se vayan todos” (che se ne vadano tutti). Già, todos, perché nessuno fino ad allora era riuscito a dare risposte alla nazione ricca di risorse naturali ma sull&#8217;orlo del baratro. I politici sopratutto, arroccati al potere con un Carlos Menem che da dieci anni alla Casa Rosada, insieme al suo ministro dell&#8217;economia Domingo Cavallo, erano riusciti a svendere il paese, pezzo per pezzo, inaugurando l&#8217;illusorio piano di convertibilità monetaria un peso/un dollaro, ma anche a proteggere gli interessi economici dell&#8217;elite. Ferrovie, società petrolifere, poste, trasporto aereo, energia elettrica, telecomunicazioni, i settori strategici di uno Stato furono i primi ad essere svenduti a prezzi di saldo, in un contesto di corruzione dilagante. Le nuove riforme che danno spazio alla flessibilità lavorativa e la liberalizzazione di mercati di beni e denaro fanno il resto, portando il paese sul lastrico, con tassi di disoccupazione vicini al 50% della popolazione. Nel frattempo le banche prestano i soldi dei propri risparmiatori per finanziare affari rischiosissimi, per questo decidono che ogni correntista non poteva prelevare più di 250 pesos alla settimana. E&#8217; il </span><span style="color:#000000;"><em>corralito</em></span><span style="color:#000000;">, la goccia che fa traboccare il vaso. Gli argentini assaltano i bancomat, i supermercati e si scontrano con la polizia in una guerriglia urbana che fa più di 30 morti. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#000000;">Un disastro annunciato, ma negato e nascosto fino all&#8217;ultimo dalla classe politica al potere. Uno scenario non lontano da quello che si vede in alcuni paesi europei, Italia compresa, ma che dall&#8217;altra parte dell&#8217;emisfero hanno saputo superare. </span><span style="color:#000000;">Ma torniamo all&#8217;Argentina. Durante gli ultimi giorni del 2001 e i primi del 2002 si succedono cinque presidenti della repubblica, tutti incapaci di contenere la crisi, perché tutti più interessati a salvare i propri interessi piuttosto che quelli degli argentini. Fernando De la Rua &#8211; anche lui fedele al FMI e alla ricetta del </span><span style="color:#000000;"><em>deficit zero</em></span><span style="color:#000000;"> &#8211; è costretto a rinunciare al suo mandato e a lasciare la Casa Rosada in elicottero per evitare la folla infuriata nella antistante Plaza de Mayo. Gli succedono nell&#8217;ordine Ramon Puerta, Adolfo Rodriguez Saà, che nel frattempo sospende il pagamento del debito estero dichiarando così il defautl del paese. Gli ultimi due sono Eduardo Camaño e infine Eduardo Dhualde che rimarrà alla guida del paese fino alle elezioni di </span><span style="color:#000080;"><span style="text-decoration:underline;"><a href="http://www.unimondo.org/Notizie/L-Argentina-piange-il-suo-ex-presidente-Nestor-Kirchner">Nestor Kirchner </a></span></span><span style="color:#000000;">del maggio 2003. </span></p>
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<p><span style="color:#000000;">A partire da questa data le cose iniziano a cambiare e l&#8217;Argentina trova la sua via. Dal 2003 al 2007 è lui a guidare l&#8217;Argentina e tirarla fuori dalla terribile crisi finanziaria, economica e sociale. Tra le sue prime dichiarazioni, quella nella quale affermava che il </span><span style="color:#000080;"><span style="text-decoration:underline;"><a href="http://www.unimondo.org/Notizie/Jubileo-Sur-Settimana-di-Azione-Globale-contro-il-Debito-e-le-Istituzioni-Finanziarie">debito estero</a></span></span><span style="color:#000000;"> non poteva essere pagato a spese della salute, dell&#8217;istruzione e dell&#8217;occupazione. Nonostante tutto il Paese riuscì a saldare i conti con l&#8217;Istituzione Finanziaria di Washington in tempi record nel 2005. Kirchner si impegnò per un paese più equo e appoggiò le istanze degli operai che avevano iniziato a recuperare le loro fabbriche dopo la fuga dei padroni durante la grave crisi. Il paese fa passi da gigante anche per quando riguarda i diritti umani: si deve al suo governo la legge approvata nell&#8217;agosto 2003, che dichiarava “insanabilmente nulle” le leggi cosiddette di punto finale e di obbedienza dovuta, che nella pratica garantivano l&#8217;impunità ai responsabili delle atrocità commesse durante la dittatura. Grazie a questa legge e al pronunciamento della Corte Suprema vengono riaperti processi vecchi e se ne aprono di nuovi, affinché venga fatta giustizia per la pagina più buia della storia dell&#8217;Argentina. </span><span style="color:#000000;">Kirchner prima e sua moglie </span><span style="color:#000080;"><span style="text-decoration:underline;"><a href="http://www.unimondo.org/Notizie/Argentina-Cristina-Fernadez-de-Kirchner-rieletta-alla-Casa-Rosada">Cristina Fenrandez</a></span></span><span style="color:#000000;"> poi, cambiano rotta e restituiscono dignità ai propri connazionali. Oggi lo stesso FMI dal quale Kirchner si sganciò anni fa, </span><span style="color:#000080;"><span style="text-decoration:underline;"><a href="http://www.reporte24.com.ar/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=16083&amp;Itemid=99999999">dichiara</a></span></span><span style="color:#000000;"> che nel 2012, dopo la Cina sarà l&#8217;Argentina il paese che crescerà di più. </span></p>
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<p><span style="color:#000000;">Ma durante i periodi più duri della crisi, gli argentini non si arrendono e scoprono nuove vie per andare avanti. Dall&#8217;esperimento delle</span><span style="color:#000080;"><span style="text-decoration:underline;"><a href="http://www.unimondo.org/Notizie/1-maggio-Bauen-diritti-del-lavoro-e-aziende-recuperate">fabbriche recuperate,</a></span></span><span style="color:#000000;"> alle assemblee di quartiere, ritrovano spazi di solidarietà anche ricorrendo al baratto e aiutando quelli più in difficoltà.</span><span style="color:#000000;"> “Un vento capace di spettinare la storia”, </span><span style="color:#000000;">come lo definì il poeta e scrittore uruguayano Mario Benedetti. L&#8217;</span><span style="color:#000080;"><span style="text-decoration:underline;"><a href="http://www.unimondo.org/Notizie/Argentina-dal-fallimento-all-autogestione">autogestione</a></span></span><span style="color:#000000;"> sembra essere la via più praticata, se non ci si può fidare più dei padroni, dei politici, delle istituzioni, del sindacato, tanto vale autorganizzarsi:“non avevamo niente da perdere” è la risposta più frequente tra gli operai delle recuperadas. Rimettere l&#8217;essere umano al centro sembra essere stata l&#8217;unica ricetta capace di dare delle risposte, un&#8217;umanità premiata dal successo di tantissime esperienze, e che non hanno dato solo una risposta immediata alla crisi, ma che ancora oggi a distanza di 10 anni sono realtà funzionanti, anche se tra mille difficoltà. Esempi forse sottovalutati, o peggio neppure presi in considerazione dal cosiddetto mondo occidentale, ancora illuso che le stesse persone e istituzioni che hanno provocato le crisi siano anche in grado di risolverle. </span></p>
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<p><span style="color:#000000;">Elvira Corona</span></p>
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<p><span style="color:#000000;">(</span><span style="color:#000000;"><em>Elvira Corona è autrice di </em></span><span style="color:#000080;"><span style="text-decoration:underline;"><a href="http://www.emi.it/schede/2034-3.html"><em>Lavorare senza padroni</em></a></span></span><span style="color:#000000;"><em>, Emi edizioni) </em></span></p>
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<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/elviracorona.wordpress.com/1267/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/elviracorona.wordpress.com/1267/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/elviracorona.wordpress.com/1267/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/elviracorona.wordpress.com/1267/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/elviracorona.wordpress.com/1267/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/elviracorona.wordpress.com/1267/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/elviracorona.wordpress.com/1267/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/elviracorona.wordpress.com/1267/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/elviracorona.wordpress.com/1267/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/elviracorona.wordpress.com/1267/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/elviracorona.wordpress.com/1267/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/elviracorona.wordpress.com/1267/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/elviracorona.wordpress.com/1267/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/elviracorona.wordpress.com/1267/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=elviracorona.wordpress.com&amp;blog=4079480&amp;post=1267&amp;subd=elviracorona&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Giornata del Volontariato per lo sviluppo: l’Italia al guado</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 14:55:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>e.c.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sviluppo sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Volontariato]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata mondiale del Volontariato]]></category>

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		<description><![CDATA[di Elvira Corona (pubblicato su Unimodo) “Nella Giornata Internazionale del Volontariato riconosciamo l’impegno di queste persone, il loro ammirevole spirito di servizio e il loro grande lavoro per promuovere il raggiungimento degli obiettivi delle Nazioni Unite. Ogni persona può generare cambiamenti positivi reali. Il volontariato è importante”. Il Segretario Generale dell’Onu &#8211; nel suo messaggio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=elviracorona.wordpress.com&amp;blog=4079480&amp;post=1260&amp;subd=elviracorona&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<h5><strong><em>di Elvira Corona (pubblicato su <a href="http://www.unimondo.org/Notizie/Giornata-del-Volontariato-per-lo-sviluppo-l-Italia-al-guado" target="_blank">Unimodo</a>)</em></strong></h5>
<p><a href="http://elviracorona.files.wordpress.com/2011/12/logoiyv_english_small1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1264" title="logoIYV_English_small" src="http://elviracorona.files.wordpress.com/2011/12/logoiyv_english_small1.jpg" alt="" width="160" height="160" /></a>“Nella Giornata Internazionale del Volontariato riconosciamo l’impegno di queste persone, il loro ammirevole spirito di servizio e il loro grande lavoro per promuovere il raggiungimento degli obiettivi delle Nazioni Unite. Ogni persona può generare cambiamenti positivi reali. Il volontariato è importante”. Il Segretario Generale dell’Onu &#8211; nel suo <a href="http://www.un.org/en/events/volunteerday/sgmessages.shtml" target="_blank">messaggio</a> per l’odierna <em><strong>“</strong></em><a href="http://www.un.org/en/events/volunteerday/" target="_blank"><em><strong>International Volunteer Day</strong></em></a><em><strong>”</strong></em> &#8211; ha incoraggiato tutti organi competenti ad adottare politiche che favoriscano il volontariato e a sviluppare un’attitudine positiva al riguardo. “Chiedo a tutti di riflettere sul sostegno individuale che ognuno può fornire in favore di questa causa”.<span id="more-1260"></span></p>
<p>Ban Ki-moon ha citato anche le parole iniziali della Carta delle Nazioni Unite sottolineando che quel <em>“<strong>Noi, i popoli</strong>” </em>ricorda che la risoluzione dei problemi di rilevanza mondiale non è solo compito dei governi, ma anche dei singoli individui, delle comunità e della società civile. Facendo poi riferimento al fatto che oggi la popolazione mondiale ha superato i 7 miliardi di persone, ha esortato ad approfittare del potenziale di ognuno per aiutare gli altri. “Ogni persona può davvero contribuire ad un cambiamento positivo”.</p>
<p>In effetti sono <strong>milioni i volontari in tutto il mondo</strong> che stanno contribuendo a promuovere lo sviluppo sostenibile e la pace, sia attraverso il <a href="http://www.unv.org/" target="_blank">Programma delle Volontari delle Nazioni Unite</a> sia attraverso organizzazioni di volontariato sparse per il mondo, che l’azione individuale nelle proprie comunità. I numeri e le cifre però sono ancora poco conosciuti, per questo motivo per la prima volta, sarà pubblicato proprio dalle Nazioni Unite un <a href="http://www.unv.org/swvr2011" target="_blank">Rapporto sul volontariato nel mondo</a>, allo scopo di fare un punto sullo stato del volontariato e di mostrare l’importanza dell’impatto del lavoro dei volontari.</p>
<p>Il 5 dicembre di ogni anno, secondo quanto stabilito dalla <a href="http://www.un.org/documents/ga/res/40/a40r212.htm" target="_blank">Risoluzione 40/212</a> del 17 dicembre 1985 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, si celebra la <a href="http://www.un.org/en/events/volunteerday/" target="_blank"><strong><em>Giornata Internazionale del Volontario per lo Sviluppo Economico e Sociale</em></strong></a>. Con questa risoluzione, i governi degli stati membri sono stati invitati a prendere misure per elevare la consapevolezza dell’importante contributo del servizio di volontariato, in modo da stimolare più persone di ogni condizione a offrire i propri servizi come volontari, sia nel proprio paese sia all’estero. Il 2011, oltre ad essere stato dichiarato <a href="http://europa.eu/volunteering/" target="_blank"><em>Anno Europeo del Volontariato</em></a> è tempo di anniversari: ricorrono infatti <a href="http://www.worldvolunteerweb.org/iyv-10.html" target="_self">10 anni dall’Anno Internazionale del Volontariato</a> indetto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ma anche i 20 anni dalla legge 266/91, il provvedimento quadro che disciplina il volontariato in Italia.</p>
<p>Per l’occasione &#8211; e all’interno delle celebrazioni per 150 anni dell’Unità d’Italia &#8211; il <a href="http://www.forumterzosettore.it/" target="_blank">Forum del Terzo Settore</a>, <a href="http://www.convol.it/" target="_blank">ConVol</a>, <a href="http://www.csvnet.it/usr_view.php?ID=0" target="_blank">CSVnet</a> e <a href="http://www.consultadelvolontariato.it/" target="_blank">Consulta del volontariato</a> hanno voluto organizzare una giornata di incontro e riflessione sul ruolo dell’azione volontaria, e dedicarla alle <strong>40 mila associazioni e ai 6 milioni di volontari</strong> che ogni giorno operano per il bene comune. Nel <a href="http://www.csvnet.it/usr_view.php/ID=7162" target="_blank">comunicato stampa </a>redatto per la giornata si mette in evidenza come “a vent’anni dalla legge 266/91, che disegnò i tratti del volontariato italiano, la giornata valorizzerà la straordinaria ricchezza delle azioni di impegno civile promosse dalle associazioni e dalle reti di volontariato e di terzo settore, e porrà l’attenzione su come <strong>il volontariato possa e debba essere soggetto attivo del cambiamento</strong>, aspetto importante per superare la crisi e rispondere ai bisogni delle persone, e necessario per avviare una ricostruzione sociale del tessuto di base del nostro Paese, attraverso una progettazione comune”.</p>
<p>Istituzioni e volontari sono invitati a confrontarsi e questi ultimi racconteranno le proprie esperienze alla presenza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Elsa Fornero. Durante l’evento il Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato presenterà “<a href="http://www.dammispazio.org/" target="_blank"><strong>Dammi Spazio</strong></a>”, un progetto finalizzato alla promozione del volontariato fra i giovani per una cultura della solidarietà, e ad abbattere il <a href="http://www.dammispazio.org/p/appuntamenti.html" target="_blank">mito del disimpegno giovanile</a>. Il resoconto 2008-2009 delle azioni dei centri di servizio evidenzia una attività di promozione del <strong>volontariato giovanile in continua crescita</strong>: nel 2009 quasi 3000 organizzazioni di volontariato sono state coinvolte, raggiungendo oltre 160.000 studenti dalle primarie alle scuole superiori. Passando ai dati generali invece, secondo l’ultima stima Cnel‐ Istat dello scorso luglio 2011 (<a href="http://www.cnel.it/271?shadow_documento_altri_organismi=3390" target="_blank">in .pdf</a>), il tempo offerto dai volontari italiani è pari a oltre 700 milioni di ore <strong>per un valore di quasi 8 miliardi di euro</strong>.</p>
<p>Non solo celebrazioni però. Il portavoce del <a href="http://www.forumterzosettore.it/" target="_blank">Forum del Terzo Settore</a>, Andrea Olivero fa un <a href="http://www.vita.it/news/view/115349" target="_blank"><strong>appello</strong></a><strong> al Presidente Napolitano e alla neo ministra Fornero</strong>: “Chiediamo che le organizzazioni del volontariato e del terzo settore, nel quale il volontariato si sviluppa, <strong>siano messe nelle condizioni di continuare a lavorare</strong> e di poter lavorare bene”. Olivero – che è anche presidente delle Acli – ricorda che <strong>negli anni del governo Berlusconi</strong> il 5 per mille del 2009 non è stato saldato per oltre la metà delle organizzazioni e, “ora si stanno mettendo invece in discussione persino le agevolazioni fiscali per il mondo del terzo settore. <strong>Ciò vuol dire che ieri come oggi non c’è la dovuta attenzione</strong>”. Il presidente delle Acli chiede un vero sostegno “specie nel momento critico, per non dire drammatico, che viviamo, sia per la crisi finanziaria internazionale, sia per la situazione contingente che riguarda direttamente l’Italia”.</p>
<p>L’appello assume un significato importante in occasione dell’insediamento del nuovo governo del professor Mario Monti, che sembra avere dato un segnale di discontinuità col passato, istituendo per la prima volta nella storia della Repubblica un <strong>Ministero della Cooperazione Internazionale e l’Integrazione</strong>. Altro segnale positivo è arrivato proprio dal neo Ministro Andrea Riccardi, in un messaggio in occasione della premiazione del<a href="http://www.focsiv.it/index.php?option=com_k2&amp;view=item&amp;id=666:giornata-mondiale-del-volontariato-2011-focsiv-ha-premiato-il-volontario-dellanno&amp;Itemid=196" target="_blank"> Volontariato Internazionale Focsiv</a> , che quest’anno è andato a Riccardo Giavarini. Riccardi si è impegnato a <strong>ribaltare l’immagine negativa dell’Italia in quanto a impegni internazionali in tema di cooperazione</strong> e rivolgendosi a tutti i volontari <a href="http://www.repubblica.it/solidarieta/volontariato/2011/12/02/news/messaggio_del_ministro_della_cooperazione_ribaltiamo_la_nostra_immagine_negativa-25993561/" target="_blank">scrive</a>: “Conto sul vostro contributo attivo di idee e di proposte, anche a livello tecnico per ribaltare un’immagine negativa e penalizzante della cooperazione italiana allo sviluppo, restituendole credibilità, coerenza e soprattutto una missione”.</p>
<p><strong><em><a href="http://www.unimondo.org/content/search?SearchWhere=unimondo&amp;SubTreeArray=1867&amp;SearchText=elvira+corona" target="_blank">Elvira Corona</a></em></strong></p>
</div>
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		<title>Giornata per l’eliminazione della violenza sulle donne: “tolleranza zero” e “modelli sani</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 15:12:15 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
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		<description><![CDATA[di Elvira Corona (pubblicato su Unimondo) È necessario promuovere modelli sani di mascolinità. Abbiamo bisogno che questa generazione di uomini rompa con un modello portato avanti dalle generazioni precedenti”. Lo afferma il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, nel suo messaggio per la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza sulle Donne. Il Segretario Generale [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=elviracorona.wordpress.com&amp;blog=4079480&amp;post=1255&amp;subd=elviracorona&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h5><strong><em>di Elvira Corona (pubblicato su <a href="http://www.unimondo.org/Notizie/Giornata-per-l-eliminazione-della-violenza-sulle-donne-tolleranza-zero-e-modelli-sani" target="_blank">Unimondo</a>)</em></strong></h5>
<p><a href="http://elviracorona.files.wordpress.com/2011/11/giornata-per-l-eliminazione-della-violenza-sulle-donne-tolleranza-zero-e-modelli-sani_medium.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1256" title="Giornata-per-l-eliminazione-della-violenza-sulle-donne-tolleranza-zero-e-modelli-sani_medium" src="http://elviracorona.files.wordpress.com/2011/11/giornata-per-l-eliminazione-della-violenza-sulle-donne-tolleranza-zero-e-modelli-sani_medium.jpg" alt="" width="200" height="131" /></a>È necessario promuovere modelli sani di mascolinità. Abbiamo bisogno che questa generazione di uomini rompa con un modello portato avanti dalle generazioni precedenti”. Lo afferma il Segretario Generale delle Nazioni Unite, <strong>Ban Ki-moon</strong>, nel suo <a href="http://www.un.org/en/events/endviolenceday/sgmessages.shtml" target="_blank">messaggio</a> per la <strong><em><a href="http://www.un.org/en/events/endviolenceday/index.shtml" target="_blank">Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza sulle Donne</a></em></strong>.<span id="more-1255"></span></p>
<p>Il Segretario Generale ha sottolineato che gli abusi sessuali contro donne e bambine, la violenza all’interno degli ambienti domestici, al lavoro e a scuola, le mutilazioni genitali femminili e la violenza sessuale nei conflitti armati, <strong>si verificano in tutte le parti del pianeta</strong> e che sono “prevalentemente inflitte da parte degli uomini”. Ban ha invitato quindi i governi di tutto il mondo ad approfittare dell’energia, delle idee e del <strong>dinamismo dei giovani per aiutare a mettere fine</strong> a quella che ha definito come una “<strong>pandemia di violenza</strong>”, sottolineando che “la violenza contro le donne e in molti casi, la sua sola minaccia, costituisce attualmente una delle principali barriere per il raggiungimento della piena parità delle donne”.</p>
<p>Dal 10 ottobre 1999 quando fu proposta all’Onu l’istituzione di una specifica <a href="http://www.un.org/en/events/endviolenceday/index.shtml" target="_blank">Giornata internazionale</a> alcuni passi sono stati fatti. A renderne conto è stata <strong>Michelle Bachelet</strong>, nel suo primo messaggio da direttore esecutivo di <a href="http://www.unwomen.org/" target="_blank">UN Women</a>, la recente agenzia delle Nazioni Unite che coordina tutte le attività per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile. <strong>Bachelet ha lanciato </strong><a href="http://www.unwomen.org/focus-areas/" target="_blank"><strong>un’agenda globale</strong></a> per mettere fine alla violenza contro le donne, dichiarando che questo tipo di violenza è ancora una pandemia, ma che ci sono stati anche dei progressi. “Oggi 125 paesi si sono dotati di leggi specifiche che penalizzano la violenza domestica &#8211; un risultato impensabile solo 20 anni fa &#8211; mentre la parità tra donne e uomini è garantita in 139 paesi” &#8211; ha sottolineato la ex presidente del Cile.</p>
<p>Nonostante i passi avanti, le donne continuano a essere vittime di violenze. Secondo <strong>le stime </strong><strong>delle Nazioni Unite</strong>, sei donne su dieci hanno subito <strong>violenza fisica e/o sessuale</strong> durante la loro vita, la maggior parte della volte da parte dei propri partners. Oggi 603 milioni di donne e bambine vivono in paesi dove la <strong>violenza domestica</strong> non è considerata un reato. La <strong>violenza sessuale</strong> è ancora una costante sia in periodi di pace che in tempi di guerra, e casi di <strong>femminicidio</strong> si verificano tutti i giorni e in molti casi nella più assoluta impunità. Più di 60 milioni di bambine sono <strong>obbligate a contrarre matrimonio</strong> e 140 milioni subiscono <strong>mutilazioni genitali</strong>, con tutte le conseguenze che queste comportano per la loro salute e per la loro vita. Oltre 600 mila invece, sono quelle che ogni anno superano le frontiere perché <strong>vittime della tratta di essere umani</strong>, la maggior parte delle quali per essere sfruttate sessualmente.</p>
<p>Mettendo l’accento su come siano importanti le azioni di prevenzione, protezione e accesso ai servizi per le donne vittime di una qualche forma di violenza, Bachelet ha fatto un appello a tutti i leaders mondiali affinché si mobilitino e investano per assicurare che tutte abbiano un futuro senza violenza. In occasione della Giornata Mondiale ha lanciato l’iniziativa dei <a href="http://www.unwomen.org/infocus/16-days-of-activism-against-gender-violence/" target="_self"><strong>16 Giorni di Attivismo</strong></a> a partire da oggi, che indicano il cammino da seguire per il futuro. In particolare &#8211; tra le altre azioni &#8211; si chiede che vengano ratificati tutti i trattati internazionali e regionali che garantiscano i diritti umani delle donne e delle bambine: essere tutelate dalla legge è un passo fondamentale.</p>
<p>A proposito di trattati anche <a href="http://www.aidos.it/ita/news/index.php?idPagina=918" target="_blank"><strong>Amnesty International e Aidos</strong></a> nella giornata di oggi chiedono che l’Unione Europea e tutti i suoi stati membri ratifichino la <em><a href="http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+WQ2011-007063+0+DOC+XML+V0//IT" target="_blank"><em>Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica</em></a></em><strong> </strong>del Consiglio d’Europa, in modo da rendere vincolanti le norme in essa contenute. La Convenzione, aperta agli stati membri del Consiglio d’Europa, all’Unione Europea e a qualunque paese la voglia adottare, entrerà in vigore con il deposito della decima ratifica. “Fino ad ora &#8211; spiega il comunicato dell’Aidos &#8211; la <strong>Convenzione ha ricevuto la firma solo di 17 paesi</strong>, e dell’Unione Europea – tra i quali <strong>non compare l’Italia</strong> – e nessuna ratifica.</p>
<p>“Affinchè le donne si possano sentire sicure per strada, in ufficio e nelle loro case, stati e Unione Europea devono potenziare tutte le misure per eliminare la violenza contro le donne, inclusa la prevenzione, la protezione, il procedimento giudiziario e i risarcimenti. Il primo passo è aderire alla Convenzione” &#8211; ha affermato <strong>Nicolas Beger</strong>, Direttore dell’ufficio istituzioni europee di Amnesty International. Negli ultimi anni, la Commissione europea e il Consiglio dell’Unione Europea sotto le presidenze della Svezia, della Spagna e del Belgio hanno fatto passi significativi per affrontare la violenza contro le donne attraverso l’adozione della <a href="http://www.retepariopportunita.it/DefaultDesktop.aspx?doc=3816" target="_blank"><strong><em>Carta delle Donne</em></strong></a>, una strategia per l’uguaglianza di genere e per combattere la violenza, uno degli interventi per fare in modo che l’Europa diventi una zona a “tolleranza zero” per la violenza contro le donne.</p>
<p>Tra le azioni lanciate dalle Nazioni Unite per i prossimi 16 giorni, c’è anche quella di <strong>mettere fine all’impunità</strong> per i responsabili di questi crimini, altra piaga diffusa, sopratutto nei paesi dove è più difficile garantire giustizia a tutti i livelli. Ancora, che si mettano in atto dei piani di azione tra governi e organizzazioni della società civile, che si renda la giustizia accessibile a tutte le vittime, ma anche che si mettano a disposizione <strong>più fondi per questa battaglia</strong>. Anche dal <a href="http://www.unwomen.org/how-we-work/un-trust-fund/" target="_blank">Fondo Fiduciario delle Nazioni Unite per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne</a> &#8211; in occasione del suo quindicesimo anno di attività – è arrivato un appello globale sempre per voce della Direttrice Esecutiva Michelle Bachelet: “Il cambiamento è possibile e le strategie e le innovazioni che sono nate grazie all’appoggio del Fondo Fiduciario sono la prova del fatto che siamo in un momento cruciale della storia per porre fine alla violenza contro le donne. È ora di tradurre tutto questo in realtà”.</p>
<p><em><strong><a href="http://www.unimondo.org/content/search?SearchWhere=unimondo&amp;SubTreeArray=1867&amp;SearchText=elvira+corona" target="_blank">Elvira Corona</a></strong></em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/elviracorona.wordpress.com/1255/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/elviracorona.wordpress.com/1255/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/elviracorona.wordpress.com/1255/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/elviracorona.wordpress.com/1255/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/elviracorona.wordpress.com/1255/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/elviracorona.wordpress.com/1255/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/elviracorona.wordpress.com/1255/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/elviracorona.wordpress.com/1255/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/elviracorona.wordpress.com/1255/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/elviracorona.wordpress.com/1255/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/elviracorona.wordpress.com/1255/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/elviracorona.wordpress.com/1255/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/elviracorona.wordpress.com/1255/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/elviracorona.wordpress.com/1255/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=elviracorona.wordpress.com&amp;blog=4079480&amp;post=1255&amp;subd=elviracorona&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Libano: le guerre degli altri</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 22:04:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Elvira Corona (pubblicato su Unimondo) Qana è una cittadina di circa 10 mila abitanti nel sud del Libano. Solo 12 km la separano dal confine con Israele o meglio dalla Linea Blu, il confine politico non ancora riconosciuto come confine tra stati. Secondo i libanesi è la stessa Cana citata nel Vangelo, quella delle [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=elviracorona.wordpress.com&amp;blog=4079480&amp;post=1249&amp;subd=elviracorona&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><em>di Elvira Corona (pubblicato su <a href="http://www.unimondo.org/Guide/Guerra-e-Pace/Guerre-dimenticate/Libano-le-guerre-degli-altri" target="_blank">Unimondo</a>)</em></h4>
<p><a href="http://elviracorona.files.wordpress.com/2011/11/qana.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1250" title="qana" src="http://elviracorona.files.wordpress.com/2011/11/qana.jpg" alt="" width="197" height="147" /></a>Qana è una cittadina di circa 10 mila abitanti nel sud del Libano. Solo 12 km la separano dal confine con Israele o meglio dalla <a href="http://www.unimondo.org/Notizie/Libano-quella-fragile-Linea-Blu" target="_blank">Linea Blu</a>, il confine politico non ancora riconosciuto come confine tra stati. Secondo i libanesi è la stessa Cana citata nel Vangelo, quella delle celebri nozze e del miracolo, quando Gesù trasformò l&#8217;acqua in vino. Ma secondo gli israeliani no, quella città sarebbe in realtà Kafr Kanna nel territorio di Israele. Secondo Jamil &#8211; uno dei sopravvissuti all&#8217;attacco israeliano del 1996 &#8211; è per questo che gli israeliani si sono tanto accaniti contro la sua città, perché Cana è in Israele e i libanesi non devono sostenere il contrario. Il 18 aprile 1996 al termine dell&#8217;operazione <a href="http://www.amnesty.org/en/library/info/MDE15/042/1996" target="_blank">Grapes of Wrath</a> iniziata 3 anni prima, l&#8217;<a href="http://unifil.unmissions.org/Default.aspx?tabid=1501" target="_blank">esercito israeliano bombardò il compaund Unifil</a>, dove era di stanza l&#8217;esercito fijano. Molti civili si erano rifugiati proprio lì, pensando di trovare riparo alle bombe, mentre in 120 – inclusi donne e bambini – vi trovarono la morte. Oltre 100 i feriti tra i quali anche i caschi blu Onu.<span id="more-1249"></span></p>
<p>Jamil da ormai 15 anni fa da guida sopratutto per i giornalisti che passano di qui. La base Onu è ormai un cimitero e lui accoglie tutti con un album fotografico, mostra le foto dei corpi martoriati dalle bombe, tra questi anche 17 persone appartenenti alla sua famiglia, lui per fortuna è un testimone. É convinto che gli israeliani non fecero nessun errore tattico, come dichiararono alla commissione d&#8217;inchiesta delle Nazioni Unite (in.<a href="http://www.un.org/ga/search/view_doc.asp?symbol=S/1996/337&amp;referer=http://unifil.unmissions.org/Default.aspx?tabid=1501&amp;Lang=S" target="_blank">pdf</a>), ma colpirono volutamente i civili, e per lui neppure la stampa ha mai dato abbastanza rilevanza a questi massacri. Per questo vuole mantenere la memoria, raccontando la storia di quelle persone, mostrandone anche le immagini, alcune davvero troppo forti.</p>
<p>Nella Qana è ancora presa di mira, il 30 luglio viene bombardata una casa di civili facendo 30 vittime. Ma secondo Naji &#8211; libanese originario di un villaggio al confine con la Blue Line che oggi lavora come interprete &#8211; la diatriba sulla città del vangelo non c&#8217;entra nulla. Ora abita a Tiro e lui è convinto che la <a href="http://unifil.unmissions.org/Default.aspx?tabid=1499" target="_blank">missione Unifil</a> sia fondamentale per la risoluzione del conflitto e il mantenimento della pace: “ la missione Unifil è diversa dalle altre missioni, non è vista come un&#8217;occupazione, gli stessi libanesi sono contenti, sopratutto quando è composta da europei, perché la presenza degli europei &#8211; e degli italiani in particolare &#8211; funziona da deterrente per gli israeliani”. Secondo Najil quando gli italiani diminuiscono, i libanesi iniziano a preoccuparsi e a domandarsi se gli israeliani si stiano preparando a un nuovo attacco in Libano. “Gli italiani sono ben voluti dai libanesi, sono persone molto aperte verso gli altri come i libanesi, per questo ci troviamo bene”, afferma mentre sorseggia un te. Racconta di cinque anni fa, a luglio si trovava nel suo villaggio “nel 2006 la guerra è scoppiata subito, senza perdite, i libanesi hanno arrestato due soldati israeliani ed è scoppiata la guerra. Non sono più potuto uscire, per sette giorni sono dovuto stare chiuso in casa. Per i primi due /tre giorni mi arrangiavo, c&#8217;era un po&#8217; di spesa a casa, il quarto giorno si è rotto il congelatore, poi i bombardamenti andavano di qua e di là, non si capiva più di chi erano, non si dormiva né di giorno né di notte. Alla fine non c&#8217;era più da mangiare, con i bambini ancora piccoli, in più c&#8217;era la moglie di mio fratello qui in vacanza, che era anche incinta di due gemelli”.</p>
<p>Naji parla della sua fuga disperata alle 6 del mattino. “Quando ci sono forti bombardamenti in genere dalle 6 alle 8 non si bombarda, era l&#8217;unica finestra temporale per tentare di scappare, tutti mi dicevano ma no è pericoloso, e poi dove andiamo? Ma rimanere li secondo me era ancora più pericoloso”. In pochissimo tempo è riuscito a mettere 30 persone dentro una macchina “non so come siamo entrati, io stesso non so come sono riuscito a guidare, però con la paura, eravamo uno sopra l&#8217;altro. Tutte le strade erano chiuse, con una macchina normale era impossibile, per fortuna avevo un fuoristrada. Siamo arrivati fino a Tiro, e li la strada era chiusa, c&#8217;era una coda di almeno due mila macchine, la mia paura era più per le altre persone che avevo in macchina che per me, con le strade bloccate ho dovuto fare un giro enorme, per le montagne, passando da Saida, ci ho messo 12 ore ad arrivare a Beirut.” Naji è ancora sconvolto per come in tempi di guerra tutti si trasformano in sciacalli : “la gente ti sfruttava, ne approfittava della guerra, una cosa che pagavi mille lire la pagavi 30 mila lire. Per fortuna a Beirut ho trovato un appartamento, ma lo pagavo 400 dollari per 10 giorni, di solito lo paghi 100 dollari. Una volta arrivato a Beirut ho chiesto al personale della Croce Rossa di andare a prendere le persone che avevo lasciato, mio fratello, mia sorella, ma loro non sono riusciti ad entrare nel villaggio, i miei parenti hanno dovuto raggiungere la zona dove c&#8217;è l&#8217;ospedale, sotto i bombardamenti, ho dovuto mandare i tassisti a prenderli, mi hanno fatto pagare1500 dollari, mentre di solito prendono 50 mila lire! Ma in questi momenti cosa te ne fai dei soldi? O li spendi così o rischi di non spenderli mai più!”</p>
<p>Anche Naji ammette che Qana è sempre stata presa di mira, anche se lui non crede alla rivalità solo per essere la città del miracolo, lui ha notato una metodicità dell&#8217;esercito israeliano “a ogni guerra, prima che finiscano definitivamente i combattimenti, Israele è solito usare questa modalità: fa un grande massacro, e poi finisce i bombardamenti. E&#8217; successo nel &#8217;96 e così pure ha fatto nel 2006. Siamo consapevoli che la guerra è guerra però questo di colpire i civili, le ambulanze, non è un caso, non sono errori, è voluto, sembra quasi come se si aspettasse una forte reazione internazionale prima di fermarsi”.</p>
<p>Naji fa un cenno anche alla <a href="http://www.un.org/wcm/content/site/undpa/main/activities_by_region/middle_east/lebanon" target="_blank">guerra civile</a> che ha sconvolto il paese tra il 1975 e il 1990. Durante il massacro di <a href="http://www.articolo21.org/7229/editoriale/sabra-e-chatila-il-dramma-dei-profughi.html" target="_blank">Sabra e Chatila</a> del 1982 si trovava in Italia “però mi hanno raccontato che sono arrivati dei collaboratori, più qualche comandante e colonnello israeliano, di pomeriggio hanno chiamato tutti perché si radunassero, poi sono entrati nel campo e hanno ucciso tutti, hanno massacrato tutti quelli che capitavano sotto tiro. Un massacro compiuto dalle milizie libanesi, dai falangisti che sostengono Israele. La maggior parte delle vittime erano palestinesi, ma c&#8217;erano anche libanesi, persone povere che abitavano lì.” Naji però ci tiene a specificare che la situazione tra i libanesi del sud è diversa. “Ti faccio un esempio: durante la guerra – io sono musulmano – nel mio villaggio durante la guerra i musulmani hanno protetto i cristiani, perché la guerra gira, è come una ruota, quando hanno avuto il potere loro hanno fatto la stessa cosa con noi”. In tutto il sud non è mai stata una guerra tra musulmani e cristiani, tra partiti musulmani e cristiani, a Beirut si. Beirut è una grande città, tante persone che vivono li ma arrivano da tutte le parti del Libano e anche da fuori, c&#8217;è tutta la politica mediorientale concentrata in una città. La maggior parte della guerre che sono state combattute qui non è stato per colpa dei libanesi, qui combattono iraniani, siriani, palestinesi, israeliani. Loro litigano ma combattono nel nostro paese”.</p>
<p><strong><em><a href="http://www.unimondo.org/content/search?SearchWhere=unimondo&amp;SubTreeArray=1867&amp;SearchText=elvira+corona" target="_blank">Elvira Corona</a></em></strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/elviracorona.wordpress.com/1249/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/elviracorona.wordpress.com/1249/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/elviracorona.wordpress.com/1249/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/elviracorona.wordpress.com/1249/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/elviracorona.wordpress.com/1249/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/elviracorona.wordpress.com/1249/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/elviracorona.wordpress.com/1249/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/elviracorona.wordpress.com/1249/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/elviracorona.wordpress.com/1249/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/elviracorona.wordpress.com/1249/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/elviracorona.wordpress.com/1249/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/elviracorona.wordpress.com/1249/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/elviracorona.wordpress.com/1249/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/elviracorona.wordpress.com/1249/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=elviracorona.wordpress.com&amp;blog=4079480&amp;post=1249&amp;subd=elviracorona&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Berlusconi se fue por la puerta trasera</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 22:59:08 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[di Elvira Corona (pubblicato su ALAI &#8211; America Latina en Movimiento) Ha sido un día surreal este pasado sábado en Roma. Sólo hace unos días el primer ministro parecía no contemplar siquiera la idea de su renuncia, pero el spread a más de 500 puntos, la presión de Francia, Alemania y del Fondo Monetario Internacional han [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=elviracorona.wordpress.com&amp;blog=4079480&amp;post=1244&amp;subd=elviracorona&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><em>di Elvira Corona (pubblicato su <a href="http://www.alainet.org/active/50874" target="_blank">ALAI &#8211; America Latina en Movimiento</a>)</em></h4>
<div><a href="http://elviracorona.files.wordpress.com/2011/11/ddd.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1245" title="ddd" src="http://elviracorona.files.wordpress.com/2011/11/ddd.jpg" alt="" width="158" height="117" /></a>Ha sido un día surreal este pasado sábado en Roma. Sólo hace unos días el primer ministro parecía no contemplar siquiera la idea de su renuncia, pero <em>el spread</em> a más de 500 puntos, la presión de Francia, Alemania y del Fondo Monetario Internacional han hecho el milagro.</div>
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<div>El pasado12 noviembre hubo intensas entre consultas de partidos y a las 20h30, llegó Silvio Berlusconi al Palacio del Quirinale, sede de la Presidencia la República, a formalizar la renuncia. La Plaza del Quirinale estaba llena de gente que le esperaba, con pancartas, banderas, y con un coro de burlas, cantando el himno nacional y “Bella ciao”, un canto clásico antifascista. La conversación con el jefe de Estado duró una media hora y luego el ahora ex presidente se fue por la puerta de atrás, sin pasar por la plaza central, es que hubiera sido demasiado humillante escuchar a las barras de estadio, a pesar de que él deberia ser acostumbrado a los estadios.<span id="more-1244"></span></div>
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<div>Berlusconi dejó el Quirinale de prisa y se fue al Palazzo Grazioli, su residencia romana, muy conocida por las cenas y las escandalosas fiestas con sus chicas, pero este sábado no hubo fiesta. Las personas que se dieron cita en el Quirinale llegaron como a su casa, la policía tuvo que bloquear el tráfico, en un ambiente festivo brindaron con champán para una nueva Italia e intercambiaron felicitaciones,  aunque muchas de ellas hicieron poco para deshacerse del incómodo personaje. De hecho,  la rendición de Berlusconi no ha ocurrido ni por la oposición de la izquierda ni de la sociedad civil. Tenemos que agradecer a los extranjeros, demasiado preocupados por el futuro de Europa y de la economía mundial para seguir pretendiendo que los italianos pudieran hacerlo solos. En una de las pancartas se leia: bye bye Berlsuconi no lo echaremos de menos!</div>
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<div><em>Elvira Corona es periodista italiana. </em></div>
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