Interferenti endocrini: la UE non convince

di Elvira Corona (pubblicato su Terra Nuova)
interferenti-endocrini-la-ue-non-convince_articleimageIl 15 giugno la Commissione europea, tramite il Commissario alla salute Vytenis Andriukaitis ha presentato i criteri per identificare gli interferenti endocrini nei pesticidi usati in agricoltura e nei biocidi. La Commissione ha proposto a Consiglio e Parlamento europeo di adottare un approccio basato su “evidenze scientifiche” e di approvare la definizione già in uso dall’Oms. A quanto si legge nel comunicato stampa della stessa Commissione, “si consentirà una più precisa identificazione delle sostanze chimiche che sono interferenti endocrini”.

Gli interferenti endocrini – lo ricordiamo –  sono sostanze, sia naturali sia chimiche, che possono alterare le funzioni del sistema ormonale e di conseguenza produrre effetti avversi sull’uomo, sugli animali e sull’ambiente. Questo provvedimento arriva con un ritardo di due anni e mezzo, e solo dopo una condanna da parte della Corte di giustizia europea per non aver regolamentato la materia. All’indomani della presentazione del documento -le organizzazioni della società civile, che da tempo chiedono la messa al bando di queste sostanze –  si sono dichiarate indignate dal contenuto della proposta. Se infatti  Jean Claude Juncker,  parla di come la la Commissione sia impegnata a garantire il più elevato livello di protezione della salute umana e dell’ambiente e di come il sistema normativo dell’UE sarà il primo al mondo a contemplare criteri scientifici, per i Verdi europei “è una vergogna che la Commissione continui a difendere in questo modo la linea dell’industria dell’agro-chimica, invece di dare priorità alla salute pubblica. Non solo la Commissione ha proposto una definizione molto restrittiva di cosa costituisce un interferente endocrino, ha pure proposto deroghe più ampie.”

I criteri proposti,  costituiscono una definizione operativa che dovrebbe permettere di individuare e mettere al bando, o negare l’autorizzazione o la ri-autorizzazione nell’Ue, di tutti gli interferenti endocrini presenti in questi prodotti. Nel provvedimento una sostanza si definisce interferente endocrino se: ha un effetto avverso sulla salute dell’uomo; ha un meccanismo d’azione endocrino; e se esiste un nesso causale tra l’effetto avverso e il meccanismo di azione. É proprio quest’ultimo punto il più discusso, anche perché nel documento si specifica anche che l’identificazione di un interferente endocrino dovrebbe essere effettuata: utilizzando tutte le pertinenti evidenze scientifiche; seguendo un approccio basato sul “peso dell’evidenza”; applicando un rigoroso riesame sistematico.

Per la EDC Free Europe – coalizione di 70 organizzazioni della società civile – i criteri proposti dalla Commissione sono tali che solo pochissime sostanze saranno davvero regolamentate. “A differenza di altre sostanze tossiche, per le quali è sufficiente che ci sia la prova della loro tossicità in esami in vitro o sugli animali da laboratorio, la proposta della Commissione esige che per regolamentare un interferente endocrino esista una elevata evidenza di danni causati agli esseri umani dopo la loro esposizione a queste sostanze”. In effetti secondo una stima della stessa Commissione, il numero delle sostanze che probabilmente finiranno per essere proibite sulla base dei nuovi criteri scientifici si limita a poco meno di trenta, mentre secondo le organizzazioni della coalizione le sostanze sarebbero diverse centinaia.

L’Organizzazione Mondiale per la Sanità e il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente hanno pubblicato nel 2013 una revisione dei dati scientifici sugli interferenti endocrini, dove si mettevano in relazione queste sostanze ai danni al sistema riproduttivo sia maschile che femminile, tumori ormonodipendenti, alterazioni allo sviluppo del sistema neurologico, malattie metaboliche e autoimmuni, definendoli una “minaccia globale”.  “Con i criteri proposti dalla Commissione – affermano da Ecologistas en Accion – nessuno dei 70 pesticidi attualmente in commercio con queste caratteristiche sarà regolamentato”. Ma soprattutto la proposta della Commissione – secondo la EDC Free Europe – è contraria al Principio di Precauzione che è alla base in tutta la normativa europea, e ignora  l’appello della comunità scientifica che chiede una riduzione dell’esposizione a queste sostanze quanto prima, con particolare attenzione alle donne incinte e ai bambini.

Un altro punto critico riguarda le deroghe: alcune sostanze potenzialmente corrispondenti alla definizione di interferente endocrino possono essere autorizzate se presentano rischi “trascurabili”, in base a una valutazione che terrà conto di due fattori: l’esposizione e la pericolosità intrinseca della sostanza. Il sospetto è che potrebbe essere considerato trascurabile il rischio di un interferente endocrino presente in un pesticida per il quale vi sia un’esposizione piuttosto alta, ma una pericolosità intrinseca bassa. Finora, invece, era il solo livello dell’esposizione che doveva essere trascurabile per poter ottenere una deroga.

Sono necessari ancora numerosi passaggi prima che questa proposta della Commissione sia approvata, e la EDC Free Europe, ha fatto un appello ai governi e ai parlamentari europei affinché rifiutino questa proposta ed esigano che la Commissione adotti invece i criteri che già hanno trovato largo consenso nella comunità scientifica e che sono appoggiati dalla maggioranza dei paesi europei.

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