Ad Arborea, in Sardegna, dove i cittadini hanno fermato il pozzo dei Moratti

di Elvira Corona (pubblicato su Altreconomia)

saras-770x500Nel 2011, la Saras Spa aveva richiesto l’autorizzazione per la costruzione di un pozzo esplorativo (Progetto Eleonora), che prevedeva la trivellazione a 2.850 metri di profondità alla ricerca di giacimenti di gas naturale. Cinque anni dopo, la battaglia legale ha riconosciuto le ragioni degli ecologisti

Ci sono voluti cinque anni tra mobilitazioni di cittadini, sit -in, manifestazioni e una battaglia giudiziaria, ma alla fine il Consiglio di Stato ha chiuso definitivamente le porte al Progetto Eleonora. La Saras S.p.a. infatti,  si è vista respingere prima dalla Regione Sardegna, poi dal Tar e infine dal Consiglio di Stato, il progetto esplorativo per la ricerca di gas metano nella zona di Arborea, comune di 4 mila abitanti in provincia di Oristano.

A circa 350 metri dallo stagno S’Ena Arrubia, zona paesaggistica protetta da vincoli ambientali. Una storia a lieto fine grazie alla decisa mobilitazione dei cittadini. Non è bastato il richiamo all’amata giudicessa locale Eleonora d’Arborea, a convincere la popolazione dell’utilità e innocuità delle trivellazioni.

Tutto comincia a fine 2009 con un “permesso” relativo al progetto di ricerca di gas naturale nel sottosuolo -44.300 ettari nella provincia di Oristano- rilasciato alla Saras S.p.a. dalla Regione Sardegna. Studi geologici della società petrolifera -fondata dalla famiglia Moratti e presente in Sardegna dai primi anni Sessanta- avevano individuato ad Arborea 5 serbatoi sotterranei disposti a diverse profondità e contenenti tra 1 e 3 miliardi di metri cubi di gas. Nel giugno 2011 la Saras S.p.a. aveva  richiesto l’autorizzazione per la costruzione di un pozzo esplorativo chiamato Eleonora Dir 1 (poi chiamato semplicemente Eleonora), da realizzare con una trivellazione di 2.850 metri di profondità verticale, con l’obbiettivo di confermare la presenza dei giacimenti di gas naturale e la loro qualità. Secondo la società petrolifera il progetto esplorativo non avrebbe avuto nessun impatto negativo nella zona, dato che -come si legge ancora oggi nella nota dell’azienda- “la fase di esplorazione prevede solo opere temporanee della durata complessiva di circa 6 mesi, di cui circa 50 giorni di perforazione vera e propria”. Anzi, avrebbe garantito il fabbisogno energetico alla provincia di Oristano per 25 anni.

Le prime ad allarmarsi sono state alcune associazioni ecologiste che tra la fine del 2011 e i primi mesi del 2012 avevano inviato le loro perplessità alla Regione Sardegna. La preoccupazione aumenta anche da parte dei semplici cittadini, e nell’ottobre 2011 si costituisce  il Comitato No al progetto Eleonora, di cui fanno parte studenti, agricoltori, impiegati e ricercatori. Man mano che l’ipotesi delle trivellazioni si fa più concreta si aggiungono aziende, scuole, comitati e le amministrazioni comunali della zona, che iniziano a deliberare formalmente la loro contrarietà alle trivellazioni. Dopo svariati incontri, analisi di documenti, discussioni approfondite con esperti del settore, giungono a una conclusione: il progetto è incompatibile con il loro territorio.

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